giovedì 29 novembre 2018

I NOSTRI PASSI


Che ne sarà dei nostri passi
or che solitari procediamo,
or che Musa  tornata è nei suoi regni
e più petali spargerà sul nostro suolo?

Resteranno attesi i baci
e mani ancora cercheremo
nell'oblio del sonno?

Che ne sarà dei nostri giorni,
inattese fenici adornate a festa
che bruciar pur dovranno 
nell'ordinario tempo?

Resterà del rinnovato incontro
il fresco stupore
che persi ritrovammo?

Avanziamo su sabbie incerte
misurando i nostri passi
nel cauto incedere
del domani.

domenica 25 novembre 2018

NESSUNO

Taci, son tornata. Correvo segretamente per giungere qui e credo che questo giardino stia diventando sempre più solitario.
......

No, non passa nessuno di qui, stai tranquillo, ci siamo solo noi, che convulsamente tramiamo alle spalle del mondo per farci scoprire. Ma nessuno passa di qui, stai tranquillo.
......

Si, glielo dissi, sì, ma niente, non è successo. Quei soffici petali hanno atteso fino alla fine prima che il loro profumo imputridisse; i colori hanno fieramente assistito al disfarsi di se stessi e il lurido verme ha trafitto la rosa mentre impavida si dava al vento, morente, per disperdere i suoi semi. Ma no, non è passato nessuno di qui.

QUI non passa mai nessuno




NESSUNO,
passa di qui una volta 
e cogli di te stesso i frutti.






*********************************************
"OGNI ENERGIA CHE VA OLTRE IL SUO MASSIMO
DIVENTA IL SUO CONTRARIO"






sabato 24 novembre 2018

MORBIDE RIVE




Al traboccar del cuore,
incapace il verbo stilla
e sul bianco si riversa.

Ma è dissimulata sembianza,
impreciso artefatto
e avaramente si fa stagno
il copioso fiume
e fioco lume
l'infuocato giorno.

Oh, potesse il Divino
del Vero donarmi il lemma!
Degnamente 
canterei del tuo amore!

 Di quando, al rosso chiarore,
calano i pensieri
e spezzati si levano i sospiri.

E di quando l'impaziente anelito
si fa strada per trovar riflesso
nell'estatico tocco,
che lambisce le morbide rive
per poi in esse riversarsi, 
colmo di se.

Ma vana è la parola
ed esausto il pensiero implode
nell'inquieta attesa
di trovar di se stesso 
più veritiero specchio.














martedì 20 novembre 2018

UNA LUNGA SCIA VISCOSA


Mi trascinarono nel luminoso corridoio, riccamente decorato e la porta si aprì sull'ufficio grondante di profumo di fresche rose. Lo sguardo rassegnato e duro della direttrice mi si spalmò addosso come colla per topi e per quanto mi dimenassi non mi sarei potuta districare dalla riprovazione che provava nei miei confronti.
Mi vergognavo e a ragione.

- Signorina - iniziò - Ho tentato invano di portare pazienza con lei, giacché è sempre stata una delle mie allieve migliori, brillante, quasi geniale oserei dire, ma la sua recente condotta ha decisamente oltrepassato ogni limite!

La colla era sempre più viscida e densa e io ci stavo annegando.

- Se non sbaglio,  nell'ultimo nostro colloquio affrontammo tutta una serie di questioni, chiamiamole così, riguardo alle tematiche e agli avvenimenti che tanto la turbano, sviscerandole nei più reconditi risvolti, tanto da non lasciare più adito a fantasiose e bizzarre interpretazioni. Confidavo nel suo innato buon senso e in ciò che in tutti questi anni ha appreso presso la nostra struttura, ovvero disciplina, razionalità, abnegazione per Causa, che è sempre stata il suo unico interesse. Sempre.

Quanto ci mette un topo a morire invischiato? Qualcuno dice anche tre giorni. Potevo resistere così tanto?

- Per questo sono esterrefatta e profondamente oltraggiata per ciò che lei continua a perpetrare alle nostre spalle! Dovrebbe vergognarsi! Tradire in questo modo la fiducia che in lei è stata così ingenuamente riposta. Quale infido serpente sta manovrando il suo cervello? Deve destarsi, si svegli! Se non riuscirà a fermarsi da sola saremo costretti, nostro malgrado, a farlo noi. E qualora nemmeno con la maestria della nostra arte dovessimo riuscirci, beh allora signorina, ci penserà qualcun'altro a sbarrare il lugubre sentiero che si ostina a percorrere.

Potevo resistere così tanto? Potevo aspettare che qualcun'altro arrivasse a sciogliere questi vischiosi pensieri, questa follia appiccicosa, questa densa palude entro la quale stavo sprofondando?


Mi ricondussero nel luminoso corridoio verso la mia camera. Ad ogni passo lasciavo dietro di me una lunga scia viscosa e il rischio più grande era uno solo: che qualcun'altro potesse restarci attaccato con me.

INFARTI


- Presto! Presto! Chiamate subito un dottore!!


- "E' messa troppo male, sarebbe quasi inutile...

Le è dato di volta il C.U.O.R.E. e le si è fermato il cervello."

domenica 18 novembre 2018

EPPURE SO...


In questo incerto autunno, tra foglie cadenti come le estive comete che furono, ritorno nei boschi a noi cari, amata amica, per dissipare una volta di più le inquietudini dello spirito.

Asciutti e pungenti sono oggi giunti i primi freddi e la Natura cerca invano di conservare i pochi colori, come denudata dama che tenta di preservare il suo pudore con ristrette vesti, divenute vecchie per la matura età.

E così tra queste alte braccia tese al cielo, quasi a chieder pietà per coloro che sotto di esse procedono, di nuovo ripercorro con la mente gli ultimi eventi, che tanti affanni procurano ad un animo da troppo disavvezzo a certi turbamenti.

Ahimè, quale pena il non sapere e DOVER così IMMAGINARE! 

In quanti altri deliri questa mia febbrile mente continuerà a perdersi e quali basse passioni trascineranno il mio cuore alla perdizione?


EPPURE SO  quanto puerili siano certi giudizi ma ciò nonostante indugio in essi, come lingua che coscientemente vuol battere là dove il dente duole.
Quel giorno mi domandai se alla fine avessi vinto o perso il penoso duello con me stessa, ma ancora vana è la speranza di trovare un responso.

EPPURE SO, o dovrei sapere, quanto provvidenziale fu quell'apparizione, serafico deus ex machina, celestiale redentrice, inconsapevole sacerdotessa di antichi e logori legami, datisi a nuova vita dalle fredde ceneri del tempo.
Perchè dunque, mia dolce amica, quest'obliqua inclinazione mi trattiene nel pantano di un'irragionevole e ottenebrata prigione, di cui sol io sono l'impietosa aguzzina?
Perchè l'amabile e gentile soffio dell'indulgenza non alberga più nel mio cuore, ma come storno ha preso il volo verso lidi che non sono più i miei?


EPPURE So anche che infondo del tutto non erro, che gli affetti lascian sempre umide impronte, come onde che si frangono sulla battigia dell'anima e la cullano con invisibili carezze e per ciò e di ciò esse vivono, LE ANIME, chè morti siamo fino a che Vita non ci desta col suo caldo bacio d'amore.

E DUNQUE SO che fintanto la misura non trasmuterà l'oscura notte in prima e rinnovata luce, raminga continuerò a vagare in questi boschi, amata amica, muta, cieca e sorda a me stessa, invocando quella clemenza che solo io posso concedermi.





lunedì 12 novembre 2018

MEGLIO e PEGGIO

"Si stava meglio quando si stava peggio" - dissi.
"Ne sei proprio certa?" - rispose allusivo.

"Quando tutto era ordinato e prevedibile, si stava meglio. Si stava meglio perchè in medio stat virtus e non andavo giù perchè nemmeno salivo su. 
Decisamente equidistante, si stava meglio nel peggio che umanamente si potrebbe sopportare: l'essere alla frutta dell'essere più squisitamente umani."

"E adesso, qual'è adesso il peggio del tuo meglio?" - chiese.
"Che ci sei veramente tu, ma non esisto più io".

lunedì 5 novembre 2018

DIAFANA PRESENZA

Cara Josephine,
quanto tempo è trascorso dal nostro ultimo colloquio? Quanti inverni son passati prima di sentire ancora il pensiero tuo nel mio, quante lune son sorte e scomparse nel firmamento del nostro segreto sodalizio?
Ma non indugiamo oltre sul tempo, giacché siamo qua.

Cosa dirti amica mia, se non che questo cuore, avvezzo a sospiri e melanconie, giace ancora qui sospeso, tra inganni e realtà.

L'egoismo, cara, l'egoismo, ecco ciò di cui vorrei parlarti oggi. Egoismo e ipocrisia, bestie non rare tra gli animali sapienti, le più feroci, le più meschine tra le  umane fiere.

Si può dire di amare nella morsa dell'ego, che fa a brandelli anche la più tenera innocenza? O forse l'innocenza non esiste ma è l'inconsapevole specchio di un mal celato narcisismo? O siamo noi invece che non crediamo all'ingenuità, dopo anni di argute malizie?
Troppi quesiti, pochi responsi.

Mia adorata, penso che prima o poi pagherò pegno per questa mia sciocca attitudine, quella che sovente mi porta a dubitare dell'indubitabile, a deturpare l'irreprensibile, a macchiare i fiori candidi della verità.

Si, dolce Josephine, amica leggiadra, tu meritevole di quella grazia che talvolta non m'appartiene , quando la mente mia vuol sabotare ciò che il cuore ha disegnato. 

Sento la fredda distanza dai comuni affari, ma di ciò non mi dolgo. Mi cruccio invece quando in malo modo e contrariamente alla volontà mi spingo per perigliosi sentieri, come caparbia infante che va dove sa che non dovrebbe, solo per il gusto di vedere fin dove si spinge il capriccio, ignara che il sentiero potrebbe richiudersi alle spalle da intricati pruni, smarrendo così la via.

Cosa dire ancora, mia benevola astante, forse nient'altro giacché non posso non percepire il tuo silenzio, il tuo rassegnato giudizio, la tua pietà. Oggi so di meritarlo. Perdonami, non avrei dovuto importunarti, lo capisco.

E' tempo che vada amica mia, silente creatura, diafana presenza dei pensieri miei.

Tua







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