Foto di Fatima Calabrese - Lotzorai (OG) 2011

Capitolo secondo - ALDILÀ DEL RICORDO

Erano appena passate le otto, Manuel era andato via da circa mezz'ora, suo padre aveva tardato per via di un impegno improvviso, così disse. Quando arrivò si guardarono in faccia e per un momento sembrò che si vedessero per la prima volta: uno di quegli sguardi che dura qualche frazione di secondo più del dovuto e che racchiudeva, come avvolte da un velo, le molteplici cose non dette che stavano ancora lì, ferme in un'interminabile lista d'attesa.
La sera concedeva finalmente un pò di respiro, l'aria riusciva a malapena a muoversi come destata dal letargo della calura diurna ma era sufficiente per avere quella sensazione di  fresca umidità sulla pelle che dava al contempo fastidio e sollievo. Uscì nel grande giardino e si adagiò sulla sedia a dondolo che aveva sistemato sotto un grande abete, circondato da rigogliose piante di oleandri che adesso erano in piena fioritura. Si accese una sigaretta gettando fuori la prima boccata per prendere poi con cautela la seconda. Non sapeva bene se fumare le piacesse davvero, sapeva che era una pratica dannosa anche se erano appena tre o quattro le sigarette che fumava in un giorno, tuttavia non voleva rinunciare a quel piccolo rituale simbolo di una spesso sospirata pausa. 
Ripensò allo sguardo di quello che era ancora suo marito. La loro era stata una storia per niente complicata, anzi quasi da manuale. Si erano conosciuti giovanissimi e fu il classico amore a prima vista: lui bello e stravagante artista, lei solitaria e dal fascino intrigante di chi sa usare la parola come un abile lanciatore di coltelli capace di giocare con i millimetri. Dopo un lungo fidanzamento si erano sposati e dopo due anni era nato il loro unico figlio che adesso aveva quattro anni. Ripensava all'insolito taglio orientale dei suoi occhi che l'avevano ammaliata, a quel colore verde scuro dell'iride che schiarisce e si incupisce a seconda del tempo, proprio come era sempre stato il loro rapporto, variabile. 
In una coppia c'è sempre chi ama di più e chi ama di meno, come pure c'è sempre chi è più forte e chi invece è l'anello debole e nella maggior parte dei casi quest'ultima condizione è dovuta proprio al fatto che chi è debole è colui o colei che ama di più, perchè chi è follemente innamorato di un'altra persona preferisce rinunciare sè stesso piuttosto che rinunciare all'oggetto del suo amore. Nel loro caso invece no. Si amavano, ma l'amore che lui nutriva per lei era incontenibile, sconfinato, al limite dell'ossessione. In più di un'occasione le aveva fatto scenate di gelosia per motivi futili e sospetti del tutto infondati, ma lui era fatto così, o bianco o nero, amore o odio, o tutto o niente. Ma era lungi dall'essere debole: la sua maturità, il suo carattere e la sua esperienza l'avevano portato col tempo a gestire il loro rapporto e anche la vita di lei. Lei, di molto più giovane, la cui bellezza aveva  infranto non pochi cuori, aveva sposato l'unico uomo che aveva conosciuto e da quel primo incontro aveva iniziato a percorrere una strada a senso unico che non comportava bivi e non ammetteva inversioni di marcia. Si era preclusa ogni altra esperienza, della vita aveva appena cominciato ad assaporare il gusto, ma il destino volle che quel primo dolcissimo sapore le riservasse dopo un amaro retrogusto... 

1 commento:

CIAO, DIMMI A COSA PENSI...◕‿◕

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