Foto di Fatima Calabrese - Lotzorai (OG) 2011

Capitolo terzo - LA DOMENICA

Domenica, il giorno della settimana che aveva sempre detestato. Di solito la gente odia il lunedì, primo giorno lavorativo di una nuova, infinita settimana. Ma lei no. In questo giorno, quando ancora c'era, la famiglia si riuniva e benchè fossero solo in tre, la casa le sembrava irrimediabilmente troppo affollata. Non che non gradisse la loro presenza, ma durante la settimana, nonostante gli impegni fossero maggiori, riusciva ad organizzarsi in modo da trovare un angolo di tempo anche per lei. La domenica, invece, esente da impegni lavorativi extra domestici, le toccava dedicarsi unicamente a loro, a preparare la colazione, poi il pranzo e la cena e tra una pietanza e l'altra c'era da pulire, da stirare ecc...e il tempo le volava senza che avesse fatto niente di veramente costruttivo. 


Non amava fare la casalinga, erano troppe le cose che le piacevano per perdere tempo con la casa, ma le toccava e questo le dava un gran fastidio, perchè toccava proprio alei.  Lavoravano entrambi, ma perchè quelle cose le doveva fare da sola? E' vero, non faceva niente di diverso da quello che fanno tutte le donne, single o sposate, giovani o vecchie, che lavorassero oppure no, ma comunque questo era un argomento che le faceva salire il sangue alla testa. 
Le venne in mente la volta che un suo collega, argomentando dell'abbondante disponibilità di tempo delle mogli che stanno a casa, chiese ad una sua amica sposata "Ma tu lavori?" e quella era proprio una di quelle uscite che solitamente scatenavano infinite discussioni tra lei e chiunque avesse avuto la sfortuna di pronunciarle in sua presenza. Come previsto la "discussione" ci fu e piuttosto accesa, perchè lei le parole le usava come armi affilate e da brava maestra dell'ars retorica l'aveva ridotto ai minimi termini, insieme alla sua amica. 
La sua opinione era semplice ma chiara: quello domestico era lavoro non retribuito. Ovviamente, se queste stesse mansioni venivano svolte per estranei, in una casa non propria, a pagamento, allora in questo caso, visto che c'erano i soldi di mezzo, esse  avrebbero potuto avere la dignità di essere considerate lavorobenché si trattasse sempre di un lavoro di second'ordineChe poi quello della collaboratrice domestica, insieme a quello della badante, era un mestiere che ultimamente si stava rivestendo della medesima dignità di quello che un tempo era il ruolo della governante, una vera e propria manager della casa, che da sola era in grado di coordinare tutti gli aspetti della vita domestica e dei suoi abitanti, sostituendosi alla padrona di casa in tutto, tranne che che il piccolo dettaglio della proprietà. Ma se una donna lo fa per il marito, i figli, i fratelli, i nonni ecc.. beh, in tal caso è solo un dovere, è scontato, è obbligatorio...



Adesso però le sue domeniche erano tutt'altro che frustranti: poteva far scorrere le ore lentamente e immergersi nei suoi infiniti mondi interiori, che coltivava come preziosi giardini sospesi nell'immaginazione. Non doveva rendere conto a nessuno del suo tempo, non doveva rendere conto di niente. Dopo anni  di battaglie, poteva liberarsi facilmente dei ruoli che comunque doveva assumere per poter vivere, ma di cui si sbarazzava non appena terminava la necessità di impersonarli.
 Assolti i suoi doveri,  era libera di sentirsi di nuovo una donna.
Quella domenica decise che l'avrebbe trascorsa al mare. 

1 commento:

CIAO, DIMMI A COSA PENSI...◕‿◕

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