Foto di Fatima Calabrese - Lotzorai (OG) 2011

venerdì 29 marzo 2013

JOSEPHIN

Mia cara Josephin,
nonostante mi senta svuotata nella mente e nell'anima, ho trovato il coraggio di prendere questa penna e imbrattare ancora una volta le immacolate pagine, che in attesa giacciono da giorni sulla mia scrivania.

Non ti sarai stupita di certo degli avvenimenti di cui ti narrai il mese scorso, visto che tu conosci tutta la storia e gli attori che l'hanno trasformata in una commedia degli equivoci. Ma forse sarebbe più corretto dire che tutto è divenuto una farsa, la parodia di uno splendido racconto e come in tutte le parodie ciò che prima appariva commovente e tenero  diviene poi ridicolo e insulso.

Se c'è una cosa che mi infastidisce e mi urta più di ogni altra cosa, lo sai bene, è l'ottusità delle persone, quella tipica di chi non vede oltre se stesso, tanto è sconfinato il narcisismo da cui tali persone sono a loro insaputa afflitte, bisognose di nutrire il proprio ego anche a scapito di ciò che dicono e fanno, in una perenne contraddizione.

E' amaro sentirsi messi alla gogna, è logorante vedersi sempre fraintesi, ad ogni passo, ad ogni parola, si insinua un veleno che presto ti ammala il sangue e non pensi ad altro che alla rivendicazione, a tutti i costi, anche a quelli più alti. Ma poi ti rendi conto che infondo non ne vale la pena, rischiare per cosa? Soddisfazione? No, tiri avanti e volti pagina, pensando che dopotutto tu sai dove sta la verità.

Mia cara amica, certi giorni sono così insopportabilmente solitari, mi attanaglia la solita nostalgia che quasi mi sento il cuore strappato via dal petto. Ne osservo i brandelli che implorano pietà, ma non potrò esser io a concederla. 

Piango molto, mi fa bene, è segno che son viva, ma di quale vita mi chiedo.
Mi chiedo anche se tutto ciò avrà mai fine, se un giorno avrò pace, se dal cielo arriverà un qualche segno, se le cose hanno davvero quel senso che sento come un presagio. Non ho risposte, mi restano sempre e solo un mucchio di domande, ammonticchiate come le carte confuse che ho qui davanti. 

Non so perchè io sia così, forse ogni essere umano è fatto così, ma ognuno ignora la stranezza dell'altro, monadi nonostante fatti della stessa materia. 

Ti saluto, mia cara Josephin, non oso tediarti oltre, anche se so bene che tu ami ascoltare le miei elucubrazioni. Vorrei che fossi qui, avresti senz'altro una buona parola per quest'anima che sempre più dubbiosa si aggira nella terra, cercando in essa ciò che essa stessa non può contenere.

Ti abbraccio, Josephin, scrivimi presto ti prego, attendo col cuore in mano un segno di umano conforto.

Mélisse

6 commenti:

  1. ...cara Mélisse, grazie della lettera colma di sentimenti che anelano di respirare un'aria diversa, nuova. Sai che le mie parole sarebbero sterili e senza peso, senza quel conforto che sarebbe una tenera carezza per la tua anima, ma che sono certa tu potresti trovare nell'album dei tuoi primi ricordi ...con immenso affetto, a presto...Josephin...

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  2. Solo un animo profondo ed elevato come il tuo sa farsi interprete dei sentimenti altrui come fossero i propri, mutandosi laddove è necessario anche in un'ipotetica Josephin...

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  3. Complimenti ad entrambi!!Un abbraccio ad entrambi!

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    1. Che piacere sentirti Katia.
      Un abbraccio

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  4. "è segno che son viva, ma di quale vita mi chiedo" questa frase mi ha colpita molto, mi ci specchio dentro...
    un abbraccio

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CIAO, DIMMI A COSA PENSI...◕‿◕

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